La Verità sul Principato di Seborga

Il Principato Abbaziale di Seborga era una minuscola entità territoriale, di circa 14 km2, autonoma da una data imprecisata, ma per alcuni dal 954 fino al 30 gennaio 1729, secondo un vecchio atto di donazione del Conte Guidone di Ventimiglia ai Padri cistercensi di Lerino. Fu governata da un Abate eletto tra i monaci dell’Abbazia di Lerino, nell’isola di Sant’Onorato, di fronte a Cannes (F). L’isola di Lerin, mediante la « Seborca », costituiva un’enclave  nella  Repubblica di Genova e dipendeva a livello territoriale dalla  Contea di Provenza, poi dal Regno di Francia e oggi appartiene alla Repubblica Francese, mentre il Principato Abbaziale di Seborga è diventato un presidio dei  Savoia ed oggi è un comune della Repubblica Italiana.

Per precisare i Savoia, non volendo rinunciare al tanto sospirato territorio strategico, convinsero l’Abate di Lerino , a riunire la congregazione dei padri di Lerino dell’11 dicembre 1728 e confermare la tanto sospirata alienazione al Re di casa Savoia indi per cui effettuare la vendita a Parigi il 30 gennaio 1729.

In uno scambio di comunicazioni del 12 gennaio 1729, tra l’Avvocato Lea e l’Arcivescovo Principe di Embrun, Pierre Guerin de Tencin, Commissario Apostolico e delegato dal Papa per l’approvazione della vendita, che tra l’altro cita la già tentata vendita del 1697, fu menzionata una missiva di Papa Benedetto XIII del 13 ottobre 1728 (Nostra Apostolica Petitum) che autorizzo’ la vendita a condizione che venissero pagati i debiti che gravano nel Pricipato. Codesta missiva recita testualmente (fonte Archivio di Stato di Torino) : « …in exstravaganti ambitiosa contrabona Eccelsia alienantes statutis…»

L’Arcivesco e Principe della città metropolitana di Embrun, Pierre Guerin de Tencin fu delegato dal Sommo Pontefice Benedetto XIII per definire la controversia tra la Repubblica di Genova che poteva contare sull’amicizia del Podestà di Seborga, Monsignore Giuseppe Biancheri e l’Abate di Lerino, spinto dai Savoia all’alienazione dell’Antico Principato Abbaziale di Seborga.

Il Commissario Apostolico, effettuo’ una minuziosa inchiesta, iniziata a Parigi e conclusa a Versailles l’otto luglio 1728. Tale documento prevedeva ben 9 punti da rispettare. Si ritiene indispensabile sottolineare che per l’alienazione definitive serviva l’autorizzazione dei Padri dell’Abazzia di Montmajour di Arles, poiché nel documento originario di donazione del Conte Guidone, risalente al 954, in caso di tentata alienazione da parte dei Padri e Monaci Cistercensi dell’Isola di Lerino, del suddetto territorio di Seborga, ivi compresa la Cappellania di San Michele in Ventimiglia, il lascito sarebbe stato trasferito d’ufficio ai Padri di Mont Majeur d’Arles.

Per cui il delegato del Sommo Pontefice, Arcivesco e Principe di Embrun, interpello’ i suddetti Pardi di Arles che quantificarono l’importo di risarcimento in 15.000 lire di valuta sabauda.

L’importo di vendita, ricordiamo fissato in 147.000 Lire di valuta sabauda, doveva essere per cui decurtato della somma pari a 15.000 Lire di valuta sabauda, fissata per il risarcimento dei Padri di Montmajour di Arles. La restante somma di 132.000 Lire di valuta sabauda, secondo il documento visionabile presso l’Archivio di Torino, redatto dal delegato, Arcivesco e Principe della città metropolitana di Embrun, avrebbe dovuto esser stato versato alla Repubblica di Genova per saldare i debiti contratti nel lontano 1584, con relativa quietanza da allegare all’atto di alienazione.

Non si comprende pero’ la dimenticanza dei debiti contratti col Monastero di Grasse e col nobile francese.

Ad ogni modo, l’Arcivescovo e Principe della città metropolitana di Embrun, delegato dal sommo Pontefice Benedetto XIII, autorizzo’ la vendita ivi condizionata in assenza di una ulteriore autorizzazione papale.

Il contratto di vedita fu stipulato dall’Avvocato Francesco Lea, presente un rappresentante dell’ultimo Principe Abate mitrato Fauste de Balon, il Reverendo economo dell’Abazia di Lerino, Padre Benoit de Benoit. La somma fu fissata in 147.000 lire di valuta sabauda. La vendita fu effettuata a Parigi in presenza di un notaio che ne registro’ gli effetti.
Copia del suddetto atto alienazione ai Savoia è custodita presso l’Archivio di Stato di Torino (I).

Dal 2 giugno 1946 il territorio di Seborga è un comune della Repubblica Italiana e viene amministrato dal suo Sindaco eletto tra i cittadini e residenti seborghini.

Alcuni di questi, cappeggiati dal floricoltore seborghino Giorgio Carbone, al fine di voler ristabilire l’indipendenza di Seborga, elessero impropriamente, negli anni sessanta, il proprio Principe di Seborga, denominato :Giorgio I.

Tale votazione fu disposta in assenza di una minuziosa conoscenza storico-giuridica.

Alla morte di Giorgio Carbone, fu eletto Marcello Menegatto a cui è succeduta a seguito delle sue dimissioni, la sua ex moglie, Nina Dobler.

Tali elezioni, non hanno alcun fondamento storico-giuridico e religioso, indi per cui si presume siano considerate dalle Autorità Italiane a carattere goliardico e puramente folcloristico.

Di fatto hanno riportato attenzione nel piccolo borgo ligure, divenuto meta di molti turisti.

Al fine di fare chiarezza su molte e stravaganti idee di ricostituire l’Antico Principato di Seborga, senza alcun titolo, né fondamento storico-giuridico, si è ritenuto opportuno realizzare questa relazione storico-giuridica, con l’ausilio di fonti ufficiali, testi e recensioni on-line.
Si desidera ad ogni modo ringraziare il compianto Giorgio Carbone, perché è stato fonte di ispirazione di questi studi reatti dallo scrivente e terminati in data 23 maggio 2019.

A seguito di queste ricerche unitamente ad un gruppo di ricercatori storici, appassionati di teologia, si è deciso di creare l’Ordine Monastico di Seborga, in seno alla Polish National Catolich Church a Monaco unitamente alla Chiesa Ortodossa Ialiana Autocefala Antico Orientale, in pieno spirito ecumenico, al fine di ricostiruire l’Antico Principato Abbaziale di Seborga.

In data 28 dicembre 2019 è stato eletto un presbitero, quale Abate Mitrato di Seborga ed è stata celebrata la cerimonia solenne di insediamento.

Questo evento epocale si pone come obiettivo primario quello di rivendicare un’Autonomia in seno alla Repubblica Italiana, al fine di favorire uno sviluppo economico e sociale e far riconoscere nelle sedi opportune il primo stato cistercense dell’Umanità, oggi senza possesso territoriale.